I vantaggi rispetto ai frullatori

Ad un primo sguardo, potrebbe sembrare che l’uso di un mulino domestico sia pressoché equivalente all’utilizzo di altri elettrodomestici atti a tritare e sminuzzare, come un frullatore o un tritatutto. In realtà, le cose non stanno affatto così, sia per motivi di ordine pratico che per ragioni legate all’aspetto organolettico e nutrizionale degli alimenti.

Prima di tutto, le lame di frullatori e tritatutto tendono a surriscaldarsi e questo ha un effetto deleterio sulla buona conservazione delle vitamine e sali minerali presenti negli alimenti. Le macine di un mulino domestico, invece, essendo realizzate in pietra naturale, si surriscaldano solo dopo utilizzi davvero molto prolungati: in questo modo si evitano quelle alterazioni di temperatura che ossidano e corrompono il potere nutrizionale dei cibi. Questo dipende dal fatto che le lame di tritatutto e frullatori sono in acciaio, per cui si riscaldano facilmente e impiegano un po’ di tempo a cedere il calore. Le macine in pietra dei mulini domestici, invece – realizzate in una lega molto dura di ceramica pressata e corindone – non si riscaldano con facilità e, se questo accade, tornano a temperatura ambiente rapidamente.

Dal punto di vista pratico, un mulino domestico è molto più efficiente e assai più rapido rispetto a un tritatutto o a un frullatore. I modelli migliori – quelli elettrici che hanno un costo superiore ai 300 euro – sono in grado di macinare velocemente buone quantità di cereali e hanno una resa ottima. Frullatori e tritatutto, invece, sono pensati per un utilizzo diverso, con cibi dalla consistenza più morbida rispetto a quella di cereali e legumi secchi: se si utilizzano questi elettrodomestici per produrre farine si rischia di consumare molta energia, surriscaldarli e rovinarne le lamine e, in ogni caso, la resa non sarà mai buona come quella che è possibile ottenere con un buon mulino domestico, sia in termini di quantità che di qualità del prodotto: con un frullatore, si rischia infatti di produrre una farina non omogenea, più o meno fine a seconda di quanto le lame hanno lavorato i chicchi. Questo problema non si verifica con un mulino, che, invece, è in grado di lavorare la materia prima in modo uniforme e con una raffinatura più o meno intensa – a seconda di come decidiamo di impostare la macchina.